festivàl

Opera dell’artista Catanese Elisa Anfuso https://www.elisaanfuso.com/about

In questi giorni, in molti stanno prendendo posizione, rispetto a due temi molto importanti che hanno riguardato il Festival della bellezza che si terrà a Verona a partire da oggi. Michela Murgia, ha sottolineato come ancora una volta le donne, sono tenute fuori dai salotti del sapere, infatti per parlare di bellezza al festival i relatori sono tutti maschi. Left sottolinea in un intervento, che dati ufficiali dicono che nei festival italiani la presenza femminile si attesta intorno al 15%. Un altro tema molto importante emerso riguarda l’ipersessualizzazione attraverso le immagini. Infatti l’immagine utilizzata per promuovere il festival, riguarda un’opera di Maggie Taylor dal titolo ‘Ragazza con un abito di api’, l’artista ha denunciato che non intendere associare l’idea di una minorenne ai temi del Festival, e inoltre sottolinea di non aver autorizzato l’organizzazione all’utilizzo.

Dentro questa cornice dove anche voci autorevoli, hanno portato alla luce quanto sia inaccettabile oggi cosa sia accaduto con il festival, mi venivano in mente le numerose email, intime, piene di dolore, piene di coraggio, di rabbia, di tutte quelle donne che nella loro infanzia hanno dovuto vivere sulla pelle il peso di una società che vuole guardare dall’altra parte.

Anna il cui suocero, non manca mai di fare apprezzamenti sul suo seno, come fosse normale appropriarsi del suo corpo e della sua intimità.

Maria, che da piccola ha subito violenza da un amico di famiglia, il cui padre la insultava insinuando che la perdita di verginità poteva essere solo causa del suo corpo prosperoso e “bello”.

Marta dilaniata da relazioni violente, che cova dentro di se il sospetto di una infanzia straziata dagli abusi, a cui lei ancora non riesce a dare un volto e un nome.

Paola una donna in carriera, a cui tutti qui e lì, lanciano battutine su come la sua “Bellezza” abbia contribuito al suo successo, rimarcando costantemente il merito del suo operato non alla sua preparazione costruita con grandissimo impegno e sacrificio.

Con l’agire del festival, che ha scelto un minore a rappresentazione della “bellezza” con una sola declinazione al femminile, si conferma che noi donne siamo ancora “oggetto” del desiderio “malato”, oggetto dell’appropriazione e profanazione della nostra infanzia e della nostra innocenza in quanto genere. Noi donne sappiamo distinguere eros da bellezza, sappiamo conservare la sacralità della nostra innocenza.

Agli organizzatori del festival vorrei sottolineare che il “corpo dell’infanzia” ha in se la bellezza della sacralità di un età che va tutelata e non oggettualizzata.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.” Il piccolo principe

Vieni a trovarmi sulla mia pagina Facebook

Senza categoria

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: