Dialoghi con Sara dal Tribunale

Dopo queste prime parole di Sara decido assieme con lei di sentirla per tutto la durata del processo, vorrei starle vicino ma non so bene come, allora le chiedo se vuole raccontarmi strada facendo la sua esperienza. Sara mi risponde subito di si, sente che così potrà dare una mano a se stessa e forse ad altre donne nella sua stessa situazione. Di tutto il dolore provato alla sua prima udienza, Sara mi racconta anche un momento di forte commozione e speranza, c’era il carabiniere che è intervenuto la sera in cui ha deciso di denunciare, un ragazzo giovane e gentile, che la abbraccia e le dice con gli occhi umidi, che spera che il processo vada bene e che la giustizia faccia la sua parte. Sara mi scrive “è stato lui a convincermi a fare la denuncia con la sua dolcezza e la sua genuinità quella di chi non giudica”. Sara è molto stanca dopo questa giornata. A te Sara Buona Notte.

20-giugno 2020

Ciao Le Donne del Dopo il mio processo è iniziato, ho paura di stare in un aula con lui, lo stomaco è chiuso, ho un forte senso di nausea, non capisco come mi si possa costringere a stare a pochi metri da chi mi ha fatto così male. Il giudizio di chi mi sta vicino è forte, stringente, mi sembra di portare con me una croce, uno stigma, una vittima di violenza, tutto il resto della mia anima è perso.

Ciao Sara come va oggi? Ti vedo sempre molto positiva e sorridere, è così che ti senti?

26-giugno 2020

Ho rinunciato a tante cose sai, ho dovuto cambiare completamente la mia vita, mi sono dovuta allontanare dalla mia casa, dove non ero ormai più al sicuro. In quel momento ho sentito d’aver perso tutto, di aver rinunciato a quelle poche cose che mi facevano sentire al sicuro, il mio letto, il divano dove leggevo i miei libri, la casa dove mi rinchiudevo per abbracciarmi nella solitudine, quando le cose non andavano bene. Ora in quella casa non riesco più ad entrare, mi sembra la casa con il mostro dentro, ogni volta che ci penso qualcosa mi stringe forte e mi toglie il respiro. Spesso mi chiedo perché sono dovuta scappare io, perché ho dovuto lasciare l’unica cosa che sentivo non vacillare per essere al sicuro. In tribunale questo ho anche provato a spiegarlo ma dovreste provare quella fitta al petto per sapere veramente cosa provo. Sono sempre positiva perché la speranza ha avuto un ruolo molto importante nella mia scelta, se non pensassi che ci sia un lieto fine sarei ancora in quell’inferno. Chi è vittima di violenza perde la speranza, sente delle note stonate nella sua vita, non riesce a vedere la melodia di una vita di amore e possibilità.

“Il tentativo di trasformare le persone in vittime permanenti a prescindere dalle circostanze costringe la vittima al ruolo di vittimizzata, che è un’altra forma di violenza, più sottile e pervasiva, perché impone una condizione di passività che preclude la facoltà di riscattarsi.”MICHELA MURGIA

Ho letto questa Frase Sara ed ho pensato a te allora volevo chiederti, cosa ti aspetti che succeda a fine processo? Come ti senti rispetto a quello che potrà accadere?

27-giugno 2020

Per me denunciare ha significato abbracciare un senso di giustizia, in quella aula di tribunale mi sono sentita libera, c’è ancora molto da fare, ci saranno udienze e testimonianze. forse un ricorso in appello, ma mi sono sentita prima di tutto libera. Se non avessi denunciato avrei vissuto sempre con la Sara vittima e basta per sempre, di fronte a me stessa e a gli occhi degli altri io sarei stata una vittima senza riscatto. Ho sempre creduto che se dici la verità le cose si aggiustano sempre, io volevo gridare la libertà. Qualcuno mi dice che così ha solo peggiorato le cose perché il processo è una cosa impegnativa, allora facevo meglio a stare zitta e voltare pagina. Ma come avrei giustificato a me stessa di aver voltato le spalle al mio desiderio di giustizia?

Ciao Sara, non ho voluto chiedertelo prima, ho immaginato fossero giorni difficili, come è andata la tua udienza?

01-luglio 2020

Stare in un aula di tribunale con lui a pochi metri è stata una seconda violenza, proprio non riesco a comprendere come si possa chiedermi di condividere il mio spazio con chi mi ha fatto così male, i suoi occhi la sua presenza, io sentivo in quel suo esistere una minaccia anche se non ho mai guardato dalla sua parte. Di colpo tutte le tue certezze e insicurezze scompaio e ti ritrovi ad essere quella di prima, incerta e insicura di ogni tuo passo. E poi il suo avvocato, io razionalmente lo so che c’è il diritto alla difesa, che lei fa il suo lavoro, ma con quanto accanimento si rivolgono alle vittime ti lascia attonita. Devi tenerti forte aggrappata al tavolo a cui sei seduta per non alzarti e urlare basta, sono bugie, io non sono quella che descrivi, ma non lo puoi fare, senti che un peso enorme ti tiene ferma alla sedia, ti senti soffocare, ti stanno violando un altra volta, il mio sguardo dritto al giudice chiedeva pietà.

“Il sentiero della nonviolenza richiede molto più coraggio di quello della violenza.” Ghandi

Mi piace parlare di resistenza pacifica, mi piace pensare che sia possibile non adottare lo stesso linguaggio del corpo e delle parole di chi ci ha fatto del male. Sara rifiuta di arrabbiarsi anche se dentro di se porta emozioni forti come la paura.

04-luglio 2020

Ciao Le Donne del Dopo sono Sara, ma lo sai già.
Oggi sto preparando la valigia per andare al processo, come sai già sto in una Casa per persone che hanno bisogno di protezione. Proprio non riesco a metterci dentro le mie cose, continuo a guardare fuori e a starmene stesa sul letto. L’idea che lui debba testimoniare mi fa paura, non per quello che può succedermi, il tribunale è un ambiente sicuro, ma per il male che proverò ad ogni parola che dirà. Avrà l’atteggiamento di chi mai può fare del male, di chi è vittima di manipolazione da parte di una “Pazza”, si me lo diceva sempre in continuazione, io ad un certo punto ho anche iniziato a credergli. Questo mi fa paura, che gli credano come ho fatto io, in fondo si sa è la donna quella isterica, troppo emotiva. Già sento il suo sguardo silenzioso che mi dirà ancora una volta: “Tu sei pazza fatti curare, tu a me non puoi fare niente.”
Che poi questa cosa della pazzia delle donne ha delle radici profondissime, nonostante le donne non finiscano più nei manicomi, non ci finisce più nessuno in realtà, nei tribunali, sui giornali, le donne possono diventare pazze mentre per gli uomini è una questione di raptus. Sai io non ho mai messo in dubbio la mia scelta di denunciare, sapevo che avrei affrontato una lavatrice dei sentimenti delle budella, che mi sarei ritrovata a giustificare, a spiegare a essere giudicata, non parlo del giudice in questo caso, ma di chi mi sta attorno, che non chiede, che in silenzio mi posa gli occhi di commiserazione addosso, che come una banderuola oscilla di qui e di li tra il compatirti e il farti responsabile. Io intimamente covo sempre un’ unica risposta, che a spiegare tutto quello che mi si muove dentro ci penserà il tempo, che io almeno sono stata parte attiva di un cambiamento, che io ho deciso in questa vita di fare la differenza e questo io chiamo coraggio.

“Quando si cerca di spazzare via il dolore e la tristezza, nasce una libertà che è come un piccolo premio.” Banana Yoshimoto

Vuoi essere libera Sara, io questo lo sento, lo hai deciso il giorno in cui hai detto basta. Non avevi la minima idea di come il tuo destino, ti avrebbe cucito addosso paure e rinascite, ma sei qui a dirci che bisogna andare avanti oltre al paura.

06-luglio 2020

Ciao Le Donne del Dopo Oggi ho dovuto camminare da sola verso il tribunale, lui era lì a pochissimi metri, me lo sono sentita addosso, una seconda pelle, ho avuto paura, ma appena varcata la soglia del tribunale mi sono sentita al sicuro. La legge fa uno strano effetto, non sai come andranno le cose, e molti ti dicono che andrà tutto male, eppure quella scritta “la legge è uguale per tutti. La giustizia è amministrata in nome del popolo.” io voglio farla mia.

Trovo importante dare il nome alle cose, a me personalmente ha sempre aiutato farlo, mi ha permesso di andare avanti e di fermarmi sulle questioni con il giusto piede. Quello che ti sta accadendo ha il nome di Vittimizzazione secondaria e può avere ripercussioni a volte anche più forti della violenza stessa. Purtroppo la vittima di un reato ancora oggi, in particolar modo se donna, è oggetto di scarsa attenzione e di conseguenza di protezione durante le fasi processuali, questo fa si che questa venga sovraesposta e abusata psicologicamente durante il processo.

08-luglio 2020

Ciao Le Donne Del Dopo, tra qualche giorno si terrà l’udienza finale, come per tutte le udienze tenute quando torno a casa e sono sola, non smetto di avere paura, ogni tanto camminando per le stanze, o mentre faccio una faccenda in casa, mi fermo a pensare a come sarà la mia vita se andasse male. Non è stato facile stare in quell’aula lunedì, diventi vittima una seconda volta, le bugie, l’accanimento con cui vogliono dipingerti una brutta persona, ti fa tornare in dietro a quando ti sentivi gli abusi nella mente e nel corpo. Che differenza passa tra quando lui ti urla che sei una grassona a quando il suo avvocato spulcia nella tua vita, reinterpretando per il proprio interesse, fatti che sono bugia o ricostruzioni amplificate e manipolate. Credo nessuna, da poco ho scoperto che tutto questo ha un nome, vittimizzazione secondaria, se ci penso è il nome giusto, vittime 2 volte, è proprio così. Oggi nella mia stanza mi ha un po abbandonato il senso di giustizia che mi faceva andare avanti, perché mi sento esattamente come mi sentivo quando lui mi umiliava e mi offendeva, piccola in un angolo a difendermi.So però che quando lunedì entrerò in quel’aula per il verdetto finale avrò la testa alta e dritta al giudice, troverò l’equilibrio che mi serve per lottare. Penso a tutte le donne che come me si sono viste violare una seconda volta e spero di vincere per loro.

Un obiettivo importante per me è quello di trovare nuove forme per comunicare tra noi donne. E’ un po’ come se ci abbiamo tagliato i fili del telefono, privandoci di quello spirito di condivisione identitaria, ci hanno portato a credere che non possiamo essere amiche, ci siamo allontanate pensando di non essere forti assieme. In quell’aula Sara non sei sola, ci siamo tutte, una denuncia dopo l’altra, un no dopo l’altro, noi donne per noi donne.

17-luglio 2020

Ciao Le Donne Del Dopo siamo qui in questo palazzo dai muri grigi e imponenti, dalle cartelline e valigette che ti camminano vicino, le facce dei testi un pò impaurite e tu seduta che aspetti. Sono arrivata un ora prima, sono un pò in ansia, cerco di sorridere, ma la verità è che ho paura, di non essere creduta come tante donne di cui leggo i commenti o le storie, di come mi sveglierò domani mattina se lui anche solo con lo sguardo mi dicesse ”ti ho in pugno”. Il mio mantra lungo questo cammino è stato ”voglio giustizia per noi tutte”, anche oggi sarà così, per noi Le Donne del Dopo.

Ciao Sara, quando ci siamo sentite piangevi, mentre sentivo la tua voce delusa e abbattuta avevo un immagine nella mia mente, il dipinto di Anne Marie Ziberman in cui Freya piange lacrime d’oro. Queste lacrime d’oro sono simbolo di dolore e sofferenza e ti solcano il viso, ma allo stesso tempo ti danno eleganza e forza, Freya in se racchiude tutte le donne tra amore e guerra, la tua lotta silenziosa e lenta, fatta di accuse e lacerazioni diventa simbolo di ricchezza come l’oro delle sue lacrime.

18-luglio 2020

Ciao Le Donne del Dopo rinvio a giudizio! io un po’ me la cavo con le parole e comprendo abbastanza bene i processi dietro alle decisioni. Sono sempre un passo in dietro nel tentativo di capire per non agire d’istinto, ma il suo sorriso beffardo, quando dopo vari tentativi del suo avvocato, il giudice ha pronunciato quelle parole, mi ha trafitta. Per lui la giustizia è un gioco a scacchi per dimostrare la sua forza. Uno strumento in più per affondare il suo odio nella mia mente, per sfinirmi come si fa nella caccia, una tappa alla volta. La legge Italia tutela il diritto a difendersi e questo è legittimo, ma non può non esistere un protocollo, che tuteli la vittima dall’accanimento processuale. In quelle aule i maltrattanti allungano le loro mani sulle nostre menti. Vorresti solo arrivare alla fine, allora ogni volta che esco da quell’aula, mi ripeto solo un unico mantra, sempre quello, come una litania, che mi spinge avanti, udienza dopo udienza. Non si scappa al proprio destino.

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