Tania lavoro e figli una questione di genere.

Tania è una ragazza di 36 anni solare e di una spiccata intelligenza, parlarci è veramente piacevole, conosce moltissimi argomenti, le piace leggere, ma più che leggere studiare, vuole andare a fondo, lei le cose le vuole capire. Tania è brava in tutto, o almeno le riescono bene molte cose, ha dei sogni nel cassetto irrealizzati, ma il suo lavoro l’ha sempre svolto senza lamentarsi, senza troppo angosciarsi, andava avanti, da sola sempre, mutuo, casa bollette, auto, come un treno è arrivata a 36 anni sentendosi un lavoro.

Un giorno però così all’improvviso una avvocatessa l’ha convocata e le ha detto “signora Rossini lei è licenziata. Nessuna macchia sul suo operato, ma lei è l’unica donna single senza figli del suo gruppo, confidiamo che in meno di 4 mesi lei ritrovi una collocazione!”

A Tania è caduto il mondo addosso, ha pianto per giorni, ha vagato smarrita per casa cercando di capire cosa le era successo. Cosa le aveva detto veramente la avvocatessa? Che lei in quanto single era sacrificabile nonostante la sua irreprensibilità nel lavoro? Una domanda la perseguita, a cosa è servito sacrificare anni pensando solo al lavoro, rinunciando a costruire relazioni stabili, rinunciando ad una maternità, se poi ti possono sacrificare proprio in nome delle tue scelte? Che poi Tania una famiglia l’ha sempre voluta, adora i bambini, ma come poteva spiegare alla dottoressa Rossini che non aveva un bambino paracadute perché ne ha già persi 3 per una condizione di poliabortività? Come spiegare alla dottoressa che i compagni l’hanno sempre scelta per la sua posizione di rilievo che le permetteva di avere un ottimo stipendio e che spesso per questo si sono approfittati di lei? Tutta l’intera vita di Tania, gli ultimi 15 anni almeno, si sono accartocciati ai suoi piedi.

Tania mi racconta, ha iniziato a porsi mille domande, non aveva più il lavoro a farla sentire al sicuro, a farle da scudo, “sono rimasta sola, completamente sola a chiedermi se fossi sbagliata, se non aver fatto una famiglia prima fosse stato un errore”, Tania proprio non riesce a capire come per chi l’ha licenziata il concetto di famiglia dovesse stendersi solo ad un concetto tradizionale che vede una madre un padre e un figlio ed un matrimonio, lei si è sempre sentita famiglia a casa con i suoi cani, con i suoi amici fidati,con la sua casa come posto sicuro.

Così Tania sicura di aver fatto la scelta giusta si è messa testa sotto a cercare un nuovo lavoro, ma i mesi passano e lei non trova lavoro, quando va ai colloqui le fanno notare che è ritenuta una risorsa a rischio, si rischio, perché è nell’età in cui dovrebbe fare figli e aziendalmente questo sarebbe inaccettabile, ancora i figli diventano uno stigma da cui non riesce a scappare, una ferita dolorosissima nell’intimo diventa una ferita che sanguina in pubblico, quando per portare un lavoro a casa tenta di spiegare che lei i figli non riesce ad averli, sa bene quando le chiedono della sua situazione sentimentale, le stanno implicitamente chiedendo se ha una relazione stabile che potrebbe metterla nelle condizione di rimanere incinta.

“e se mi valutassero solo per le mie capacità? e se decidessero di assumermi solo per la mia redditività lavorativa? allora non sarei rimasta a casa nemmeno una settimana.”

“quando leggo i titoli di giornale sulla situazione di svantaggio delle donne nel mondo del lavoro io non so proprio dove pormi. Licenziata perché senza figli non assunta perché potrei volerne”

In questa frase Tania racchiude tutta la sua frustrazione, si sente una intercapedine di un sistema che non funziona, una linea nera su un muro bianco, non sa come riparare alle sue scelte e si chiede se sia giusto farlo, sente l’ingiustizia di una vita passata a dedicarsi al lavoro, ma più di tutto sente che la vera ingiustizia si a quella di essere valutata a partire dal suo essere donna prima che per le sue capacità.

“Rispetto al modello di madre idealizzata, forse le donne stanno diventando pessime madri. Ma per la prima volta nella storia stanno diventando autentiche e reali, perché prima di essere madri vogliono essere persone.” Elena Gianini Belotti

Vieni a trovarmi sulla mia pagina Facebook

Senza categoria

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: