Idiosincrasia Mariana La storia di Rosa

Ci sono storie che iniziano così indietro nel tempo e sono così cariche di dolore, che a cercare di ricomporle, di metterle in fila, proprio non ci riesci. Cerchi di trovare i punti salienti, quelli che spiegano la storia, ma ad ogni messaggio di Rosa, io rimango inchiodata alle sue parole. In un messaggio le ho scritto che se non fosse una persona in carne ed ossa io non avrei mai pensato si potesse sopportare tanto dolore. Quando Rosa mi ha scritto nelle prime righe di una email “Salve mi chiamo Rosa, ho 65 anni, faccio l’impiegata e ho un figlio, ho una vita colma di dolore e tanta voglia di raccontare” io non ho subito capito che stavo per incontrare una donna fortissima. Quando nell’immaginario collettivo pensiamo a delle eroine non abbiamo l’immagine di Rosa nella mente ma è quella che dovremmo avere. Rosa chiede una cosa a se stessa prima di aprirsi nel raccontare, il confronto con altre donne che hanno avuto il suo vissuto, perché dice io ancora non ho ben chiaro che la felicità è un mio diritto, ed è vero Rosa molte donne ancora stentano a crederci. La violenza psicologica è difficile da riconoscere, lascia segni molto profondi, chi la subisce stenta a credere di avere gli stessi diritti di chi viene preso a calci e pugni.

Rosa si sposa giovane, la sua è una famiglia in cui l’educazione è quasi militare, il padre è un uomo che non si cura della famiglia economicamente, arriva anche alle mani se qualcosa non va come “dovrebbe” secondo le sue leggi, questo spinge Rosa a lasciare presto la sua casa, si sente un peso e vuole dare il suo contributo, lo fa sposandosi. Quello di Rosa per suo marito non era amore ma un sacrificio per la famiglia e una via di fuga verso la libertà, ma questo sacrificio si è trasformato in un martirio per quello che suo marito si è rivelato nel tempo.

Rocco mi racconta è stato “regalato” da sua madre a degli zii che non avevano figli, in un sud povero di quasi 60 anni fa un figlio poteva essere ceduto come una proprietà, a beneficio di chi poteva occuparsene, questo stretto rapporto tra il corpo e l’oggetto è sempre alla base di tutte le storie di violenza, nel momento in cui l’io è spogliato dell’umano la violenza trova il terreno per radicarsi. Il legame tra Rocco e le sue zie diventerà nel tempo un’ombra nel matrimonio di Rosa.

Rocco è un uomo di bella presenza, sempre curato, ma questo aspetto tradisce un uomo cresciuto e spinto ad essere un “Padre Padrone” che non si cura di chi gli sta accanto, tradisce e sente di poterla trattare come vuole Rosa tanto il posto è quello di moglie.

“La moglie sta sempre con il marito, mi dicevano le sue zie, e mi condannavano se io non ero sempre con lui.”

Rosa deve occuparsi di tutto, Rocco in casa si siede e mangia, non sposta nemmeno la sedia, Rosa lavora, si piega la schiena in casa per assecondare ogni richiesta del marito, nonostante anche lei contribuisca lavorando come impiegata alla gestione economica della famiglia, i soldi però erano tutti in mano a Rocco, che a malapena dava a Rosa di che vivere, “sei una pezzente le urlava dietro” per ricordarle che suo era il potere. Non è mai solo Rocco in queste pesanti vessazioni, anche le zie sono sempre molto aggressive con Rosa e la giudicano di continuo offendendola non appena si presenta l’occasione.

Rosa in silenzio una sola cosa desidera più di qualunque altra cosa in questa famiglia di dolore, avere un figlio, sente che solo un figlio possa tenerla in vita, che solo una ragione così forte di vita possa farla andare avanti, seppure mi dice, lo so che un figlio non è la soluzione, io capisco perché voglia aggrapparsi così forte alla vita, perché dentro di lei custodisce il desiderio di essere migliore di chi non l’ha amata, Rosa sa che l’amore non è quello che ha conosciuto, prima con suo padre poi con suo marito, Rosa vuole amare un figlio.

Non è stato facile rimanere incinta, la frustrazione ogni mese dopo il ciclo, le cure a cui si è dovuta sottoporre, le corse dal ginecologo, i rapporti che era costretta a imporsi, tanto che aveva quasi deciso di rinunciare, ma poi finalmente Rosa aspetta una bambina. Da subito durante la gravidanza sente come una strana sensazione, un’ombra che non la fa stare tranquilla, per quanto voglia convincersi che tutto dipenda dalla sua condizione di infelicità, sente che qualcosa non va, allora cerca con sua sorella anch’essa incinta di gioire di quello che le è accaduto, ma proprio il giorno dopo la nascita di suo nipote, Rosa viene ricoverata in ospedale, le sue condizioni e quelle della sua piccolina sono gravissime, in ospedale tentano di tutto per evitare che Rosa e la piccola perdano la vita. Rosa di tutto questo si rende conto dopo, visite, tracciati, la trasferiscono in altro ospedale più idoneo, una sera mentre affacciata alla finestra della sua camera vede il marito allontanarsi le dicono che la piccola deve nascere.

Greta nasce alle 12, Rosa non può vederla, devono potarla di corsa in terapia intensiva, ha una grave malformazione ai polmoni, a darle la notizia non fu suo marito ma suo fratello, Rosa questo non glie lo perdona a Rocco, non sa che è solo l’inizio di un padre assente, che rifiuta la sua bellissima bambina. Quando Rosa, ha visto per la prima volta quei piccolissimi occhietti neri, ha deciso che avrebbe lottato per salvarla, la sua ragione di vita aveva bisogno di lei.

Le zie chiamavano Greta la “scimmietta” e si vergognavano di lei, suo marito le diceva “se deve vivere deve essere normale altrimenti è meglio che muoia”.

Greta aveva degli attacchi che potevano esserle fatali, era sempre sola Rosa in queste occasioni, i medici non erano positivi circa le sue aspettative di vita, ma Rosa voleva lottare e decide contro la volontà di suo marito di portare la piccola in un centro d’eccellenza, dove poi Greta verrà seguita. Una sera Greta però ha un attacco più forte degli altri e Rosa viene portata di corsa da un vicino al pronto soccorso. “I bambini sono magici” mi dice Rosa, non so come sia successo ma c’è l’ha fatta quasi camminava nel corridoio, però bisognava subito portarla a Roma. Rocco si rifiutava di partire, quasi meditasse dentro di se che quella bambina morisse, infondo lui non la voleva era un peso per la sua famiglia, una cosa di cui vergognarsi per le sue zie. Si arrivò alle mani, ma Rocco non è partito per la sua bambina per darle un’ultima speranza.

Greta è stata in ospedale per un mese prima dell’intervento, ma ci furono complicazioni, “mamma” urlava mentre veniva portata di nuovo in sala operatoria, i ricordi di quei lunghissimi mesi da sola in ospedale in Rosa sono vividi, graffiano la sua carne, cancellano e lasciando in sottofondo il resto della sua vita, come se ogni vessazione, violenza, non avessero nessun peso di fronte ad una madre che cerca di salvare la sua bambina. Così completamente sola, Rosa passa i mesi ad accarezzare Greta a massaggiarle i piedini a farle sentire la sua voce e i suoi cartoni preferiti.

Rosa in ospedale chiamavano la “mamma Panzer” anche se credo che Rosa la corazza l’abbia indossata sempre, sotto i suoi vestiti scelti con gusto, sotto il suo modo di vestire estroso ma di classe, dietro la sua eleganza ricercata che tutti le fanno notare. Senza soldi e possibilità Rosa ha sempre costruito attorno a se il bello anche con poco e di questo tutti le danno merito. La corazza di Rosa non è fatta di un materiale duro e grigio, ma al contrario di colori e dolcezza, di sorrisi e generosità. Nonostante gli sforzi per curarla Greta non c’è l’ha fatta e Rosa la Mamma corazza è tornata a sopravvivere.

Piange sempre Rosa, sua madre ha paura che faccia un gesto estremo, quando rimaneva sola con Rocco lui la prendeva in giro, con tono di scherno le diceva “che piangi! sta bene dov’è adesso!”, ricorda con sdegno Rosa che il giorno del funerale della piccola Greta suo marito si preoccupò solo di chiederle se a Pasqua avrebbero mangiato con le sue zie, che non le hanno mai perdonato di non esserci andata.

Rocco è un lungo racconto a parte, in cui le umiliazioni, le coercizioni, le manipolazioni sembrano un capitolo che non si chiude mai, da sfondo a Rocco le sue zie sembrano uscite da un racconto dei Fratelli Grimm, le streghe cattive che muovono i fili delle vite degli altri.

Quando Rosa è rimasta nuovamente incita le zie e il marito le dicevano dopo i controlli ” anche l’altra volta dicevi che andava tutto bene poi è morta.” .

All’inizio della gravidanza ebbe qualche piccola complicanza, così le suggerirono di restare a letto, Rocco pranzo e cena andava dalla sue zie, mai una volta si è preoccupato di come dovesse fare Rosa per mangiare senza sforzarsi troppo. Anche questa gravidanza ha comportato qualche complicazione ma alla fine è nato un bimbo che Rosa adora, ogni parola che scrive di lui è come un sbraccio o un bacio.

Rosa mi racconta un’elenco infinito di fili intrecciati tra vessazioni, insulti, denigrazione, umiliazioni, come quella volta che le ha fatto percorrere a piedi un tratto di strada molto pericoloso e ha quasi rischiato di morire. Rosa gira attorno ai suoi ricordi in una unica direzione, non riesce proprio a comprendere come tanto sacrificio potesse portare solo tanto odio e violenza, la cosa è talmente illogica che è impossibile da razionalizzare, è come chiedersi perché due più due non fa quattro. Ma questa è la domanda che ci facciamo tutte, ed è spesso questa idiosincrasia che ci inchioda nelle vite di vittime, viviamo in un gioco dei doppi che convivono, la sensazione di repulsione e disprezzo ma anche di amore, la vittima rimane nel mezzo incapace di capire cosa sia giusto o sbagliato.

Rocco si è ammalato di una grave e rarissima malattia degenerativa e Rosa con grande sacrificio, affidando suo figlio alle cure di sua madre glie stata affianco. La malattia di Rocco è dipesa da una consanguineità dei suoi genitori, cosa di cui Rosa era all’oscuro, su questa grande bugia si è scritto il destino di Rosa e della piccola Greta, su questa grande bugia una famiglia disfunzionale si è nutrita del suo dolore. La vita di Rosa è stata un grande martirio, un patto di salvezza che Rosa non è mai riuscita a rompere.

Il grande inganno, la donna a sacrificio di se stessa per la famiglia, tutrice del focolare, unica erede della responsabilità di madre, votata al giudizio e alla prevaricazione, il grande inganno, la grande famiglia.

“Non si può essere cristiani se non si è mariani”. Papa Paolo VI

La storia di Rosa è anche una storia di rinascita, ma questo capitolo vorrei raccontarlo a parte per darle una collocazione nuova, in cui è Rosa la sola protagonista della sua vita.

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2 Comments Lascia un commento

  1. Purtroppo, quando si subiscono violenze (psicologiche e non), si pensa di essere sbagliate. Il problema che questi eventi a volte iniziano da piccoli segnali fino ad ingrandirsi senza controllo. E’ qui che, le donne che subiscono violenze devono reagire. Si. è molto difficile ma chi pensa che magari la relazione migliorerà nel tempo scoprirà amaramente che è quasi impossibile. E’ fondamentale, credetemi, consultare un centro anti-violenza, soprattutto nei casi in cui sentite che la vostra sicurezza e quella dei vostri figli è in pericolo.

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