Lo faccio per me.

Questo corpo, il corpo “casa”, dentro il quale sono nascoste le nostre vite, è spesso “oggetto” di pregiudizi e giudizi. Come esseri sociali, abbiamo un estremo bisogno della dualità dell’incontro, e in questo, ci prendiamo tutto assieme, compresi alcuni rischi. Uno di questi è che l’altro ci riporti allo specchio di se stesso, questo spesso ci sfugge, e noi prendiamo e portiamo a casa il suo giudizio come un’enorme valigia pesante e di nessuna utilità, che diventa nostra, senza averla chiesta. Vivere con il consenso, è sicuramente una strategia per vivere la propria vita, ma non è l’unica. Non voler assomigliare a nessuno se non a se stessi è un altro modo di camminare, ma in una società iper connessa, dove la molteplicità delle scelte ci porta a semplificare le scelte stesse omologandoci, in un tempo dove la vita delle “celebrities” ha sostituito quella noiosa dei letterati, scegliere modelli diversi ha un costo, quello di trovarsi spesso a difendere la propria posizione.

La mia ma non solo è ogni giorno una eterna lotta per difendere il mio corpo, lo spazio con cui muovo i miei pensieri mentre cammino, mentre mi rapporto con l’altro. Se il corpo rompe gli schemi condivisi ad un certo punto ti trovi in lotta, come una sentenza ad ogni occasione ti fanno notare la tua inadeguatezza, con frasi scivolate accennate ma che mirano a controllare e a ridefinire il tuo spazio. Chi è l’ostaggio? io che ho un corpo che non si allinea alle aspettative, o chi si affanna per allinearsi più possibile a icone irraggiungibili? Mi sentirei di rispondere entrambe. A questo punto io mi sento ostaggio, dell’altro non del mio corpo, perché questo è la mia casa e io la abito.

A destare il mio interesse, sono più le donne che gli uomini, perché di loro, in un certo qual modo, c’è ne stiamo occupando, stiamo gridando e segnalando i limiti del loro potere e controllo, ma le donne mi sembrano abbandonate sulla via dell’autoconsapevolezza. Forse la parola stessa non ci aiuta, auto-consapevolezza, ancora una volta il peso di comprendere e ridefinire le nostre esistenze dipende da noi dal singolo.

“Arriva un momento nel quale t’adduni, t’accorgi che la tua vita è cangiata. Fatti impercettibili si sono accumulati fino a determinare la svolta. O macari fatti ben visibili, di cui però non hai calcolato la portata, le conseguenze.” Camilleri

  • L’incidenza dell’anoressia nervosa è di almeno 8-9 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi.
  • Per quanto riguarda la bulimia nervosa ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra gli uomini.
  • Nell’Unione Europea il 57 % degli uomini sono considerati in sovrappeso (con un indice di massa corporea pari a 25 o più), rispetto al 44 % delle donne. La proporzione tra gli Stati membri varia per gli uomini dal 52 % nei Paesi Bassi ed in Francia al 66 % in Croazia, mentre per le donne dal 35 % in Italia al 54 % in Malta.

Visto che a modo suo c’è lo dice anche l’Istat, ci crediamo con convinzione fino ad ammalarci, quando ci diciamo che lo facciamo per noi stesse?

Io lo faccio per me: “scelgo di non far scegliere a nessuno come deve essere la mia casa.”

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