“Macismo” contro “femminismo”?

Qualche volta mi è capitato di esprimere la mia contrarietà rispetto ad alcuni commenti che sentivo come una offesa, tutte le volte la risposta è stata unanime:”sei una femminista, per questo sei sola” a volte rilanciano ” per quello non hai figli”. Provi a rispondere ma un po ti arrendi, ti senti come Donchisciotte senza cavallo e scudiero. Tralasciando l’intento volutamente offensivo, mi colpisce più di tutto il fatto che di tante cose della storia, gli uomini si ricordino solo il movimento femminista, per di più utilizzato solo come critica ma non come analisi analitica o costruttiva. Oltre ad essere una che non merita un figlio o un compagno sono anche una che è anche femminista, una tragedia insomma. Io credo che questo sia un modo già collaudato nella storia per ribaltare la situazione a proprio vantaggio, un meccanismo collaudato per ridefinire ancora una volta i ruoli di potere, non voglio riconoscere la tua libertà di pensiero, ti etichetto e subito cerco di sminuirti, confronto chiuso. Pensiamo che la storia non ci riguardi in queste situazioni, c’è la buttiamo in dietro come un maglione liso, però c’è la trasciniamo a tavola, al lavoro, nelle relazioni come una coperta di linus che nemmeno vogliamo. Ad esempio abbiamo mai pensato a cose ordinarie che tali non sono, ma che ci hanno condotte a quel preciso momento, in cui sei diventata una donna single senza figli e femminista a tua insaputa, come è successo?

Ad esempio la posizione del missionario o “posizione angelica”, in Occidente è considerata la più comune, la più “naturale”, ma questa naturalità è biologica o culturalmente rafforzata? La posizione secondo San Paolo era l’unica posizione “naturale” perché in questo modo la donna era assoggettata all’uomo. Prende il nome dai missionari perché furono loro a consigliarla con insistenza, addirittura con volantini.

XVI secolo l’Aretino descrive come una donna del popolo debba comportarsi per essere una buona prostituta , spingendosi ad suggerire dei comandamenti d’insegnamento da tramandare alle proprie figlie, le indottrina al fine di accettare ogni comportamento pervertito dei clienti delle classi ovviamente più elevate.

Sin dalla legge romana in fatto di infrazioni sessuali, l’adulterio della moglie era punibile con la morte, mentre per il marito non era affatto considerato un crimine. Se un uomo aveva rapporti con i suoi schiavi non costituiva un crimine, se a farlo era una donna questa era punibile con la morte. In caso di divorzio, la donna poteva chiederlo tranne che in caso di adulterio, mentre l’uomo poteva divorziare in caso di tradimento.

In epoca Vittoriana vi era il culto della donna asessuata, si considerava per la donna non necessario il raggiungimento dell’orgasmo ai fini riproduttivi, quindi la donna asessuata veniva considerata di più alto stampo morale. Fu proprio in questo periodo però che si venne a creare un “esercito di prostitute” ovviamente legittimante all’orgasmo.

Codice civile del 1942, l’altro ieri, all’uomo veniva dato lo stato di Capo famiglia, articolo 144 rimasto in vigore fino al 1975. “Il marito è il capo della famiglia; la moglie segue la condizione civile di lui, ne assume il cognome ed è obbligata ad accompagnarlo dovunque egli crede opportuno fissare la propria dimora.”

Gli “Esposti” i figli senza padre, legge abrogata solo nel 1955, se non vi era un padre questi figli erano destinati a essere figli di N.N. (nomen nescio) senza padre e con una madre non riconosciuta nel suo ruolo.

L’elenco potrebbe essere lunghissimo, pieno di date ed epiloghi uguali. La storia ci ha mostrato chiaramente che non sempre ad una legge, sono seguiti dei comportamenti condivisi, allineati al pensiero legislativo e non solo. Anzi spesso accade che dove c’è una regola in generale, il comportamento condiviso culturalmente, quasi si apre in una dicotomia d’azione, in questo caso ad opera degli uomini. Se pure esisteva una regola legislativa per i divorzi delle donne, quante era veramente le donne che potevano farlo fino a gli anni 50 60 e direi anche 70, senza pagarne il prezzo? Se alla donna del popolo era spiegato come assecondare i vizzi dei più nobili, quante di loro non erano poi vittime della loro stessa condizione? Se la donna asessuata era quanto di più alto moralmente perché un aumento esponenziale delle prostitute? Oggi abbiamo più leggi a tutela della violenza, allora come mai siamo anche in un epoca in cui i dati del femminicidio sono in crescita anziché in calo?

Se da un lato ritengo, che anche gli uomini siano vittime del loro stesso “macismo”, e non nego che la questione debba essere necessariamente vista in un approccio a due vie, dall’altra credo che la donna sia quella che si è trovata a pagare il prezzo più alto. Se esiste la possibilità di un equilibrio dei ruoli, credo che la prima cosa da prendere in considerazione, sia quella di abbandonare la dicotomia noi-loro che ci portiamo dietro. Se insistiamo nel mettere in luce le differenze come possiamo trovare un equilibrio? continuare a vedere la questione come una guerra dei sessi crea solo distanza. Credo che il problema risieda proprio nel rafforzamento culturale del sesso opposto. Il cambiamento a cui siamo chiamati oggi sta proprio nel mettere in discussione il noi e loro, mettere al centro “l’umano” come punto di partenza per la condivisione e non la divisione, sotto questo grande cappello abbiamo tutti stessi diritti e stessi doveri. Ho la convinzione che anche l’uomo abbia voglia di liberarsi, voglia di non essere in guerra, se la generazione dei nostri padri è stata quella del noi contro loro per il potere, questa generazione o forse la prossima non può essere quella del noi?

“Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può contenere la primavera”
Mahatma Gandhi

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