La storia di Sara

La voce di Sara mi strappa il cuore, mentre la ascolto in un vocale, le mie lacrime segnano il mio viso , il corpo reagisce al suo racconto, vorrei abbracciare, vorrei confortare, ma più di tutto vorrei trasferire amore. So poco di Sara ma mi basta sentire quella voce incerta, strappata, per capire quanto le sia costato questo racconto. Le parole si fermano e si reggono sui sospiri, dal cuore dalla pancia cercano di portare alla bocca una vita intera, una vita iniziata storta, non perché sia Sara ad esserlo, ma storti erano tutti gli altri attorno a lei.

“Sono cresciuta con un padre padrone e da lui sono scappata a 16 anni” Le violenze io non le racconto, e Sara non ha bisogno di raccontarmele, anche solo ad immaginarle mi sento violata. Le famiglie come quella di Sara, sono famiglie patriarcali dove il silenzio consuma l’animo. Quanti reati sono rimasti impuniti, chi solo paga il prezzo è chi deve portare avanti la sua vita. Ascoltando Sara, anche se mi racconta di se al passato, avverto che quel dolore è più forte oggi. Quando non hai nessuno a cui chiedere aiuto ti fidi, ti affidi, e nella fragilità del tuo dolore non sempre va tutto bene.

Prima di raccontare, vi invito a chiudere gli occhi e pensare ai vostri figli sedicenni, a immaginare di abbandonarli al loro destino senza reti. A soli 16 anni Sara in fuga dall’orrore va a vivere con un il suo ex marito, subito ha una figlia, ma lui di lavorare non ne vuole sapere.

“si faceva la fame Fra, così sono dovuta andare a lavorare e non ho potuto allattare mia figlia. Facevo turni di giorno e di notte, di notte mia figlia la portavo con me”

Nonostante questa donna ha tenuto in piedi il modo da sola, qualsiasi cosa accadesse lei ne era responsabile secondo gli altri. Sara l’hanno fatta sentire colpevole per tutta la vita, non serviva un pretesto, per picchiarla o mortificarla, questi uomini con le loro violenze hanno fatto credere a Sara che la sua colpa fosse vivere. In fondo si finisce per credere che si merita di morire perché come è possibile stare al mondo in tanta violenza.

“Una volta ho tentato di buttarmi in un pozzo prima però lui mi aveva stordito picchiandomi contro un muro” Vorrei Sara che ti soffermassi solo sulla seconda parte, perché io sento che il messaggio che devo mandarti è che tu non sei responsabile della tua depressione. Non hai rovinato la vita di nessuno, tu hai subito, tanto, più di quanto il tuo corpo e la tua mente potessero sopportare, se a un certo punto ti sei sentita talmente vuota da credere di non voler vivere, io ti capisco.

Di fronte a tutto questo Sara è sola, lo è sempre stata,l’abbandono da parte di tutti seguito dal giudizio credo lo conosciamo in tanti, le persone non vogliono farsi carico, come se i problemi non li riguardassero, Sara viene spostata come un oggetto, viene riportata nella sua casa d’infanzia. Qui diventa nelle mani dei suoi aguzzini di nuovo un peso, così vogliono che si senta, perché se ci si ferma un attimo chi e stato a guardare deve fare i conti con se stesso, la colpa a Sara glie la ricamo addosso. Anche la famiglia di lui giudica Sara, le danno della “puttana”. Questa storia viene scritta e riscritta mille volte, io questa parola la odio. Credo non debba esistere e debba essere vietata a prescindere, non c’è nessuna donna al mondo che ne meriti l’appellativo, è una parola che ha un unico scopo offendere e come tale ha in se l’errore del giudizio.

A Sara manca tanto sua figlia. Mi basta una sola frase per capire che il destino di figlia si sta riscrivendo sul quello di madre.

“Non so se mi sento in colpa o arrabbiata, non so riconoscere le due cose” vedi Sara io credo che non riconoscere il proprio sentire sia del tutto normale, in fondo nessuno ti ha mai insegnato ad urlare, ma ti hanno insegnato solo a tacere. Ti invito ad urlare senza preoccuparti di farlo, perché lo so, la voce ti resta tutta incastrata in gola, per una vita ti hanno spinto in basso e io ti dico spingi in alto. Hai d’avanti un solo percorso quello dell’ora tocca a me, non permettere mai più che ti facciano sentire in colpa, perché non ne hai. Se qualche volta non sai dove mettere tutta questa vita, che lo sento ti spinge da tutte le parti, spingila fuori. A te Sara io dico solo ti voglio bene.


Mastro burattinaio
 
Maddalena dorme
Maddalena si perde
Dietro il mastro burattinaio.
 
Aspetta la rappresentazione
Di un candido vestito.
 
Maddalena dorme nella nebbia
Dorme nella compostezza
Nel coraggio.
 
Aspetta
Vestita di stracci
Campanelli
Che la sua bocca di legno
Vomiti
La terra compatta e di polvere
Che Maddalena ingoiò

Vieni a trovarmi sulla mia pagina Facebook

Senza categoria

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: