La storia di Maria Francesca

io mi sento frastornata!”

Francesca si muove tra tante parole, carica di energia, ha tagliato come un bisturi una brutta storia, ha anestetizzato ogni pensiero a riguardo, fa male, fa male anche solo pronunciarne il nome di chi ha calpestato l’amore. Non ci si guarda in dietro perché sembra impossibile quello che è successo, come se fosse una vita in pellicola che non riguardava il corpo che appartiene a Francesca. Un nemico non lo puoi associare ad una persona che ami, ti rifiuti anche per anni, forse per una vita intera di farlo, un po perché le due cose stridono al punto da creare un vuoto interpretativo. Ci hanno insegnato che amare è sopportare, amare è perdonare, amare è silenzio, e se invece amare fosse parlare? avere la libertà di dire io così non sto bene, io così non sono felice, io così non sono me stessa, questo è il mio corpo e non devi toccarlo per ferirmi.

Francesca però la libertà la sente muoversi dentro è parla, “ehi tu una donna come me non te la meriti”.

Una donna come Francesca lui non l’ha meritata per ogni singolo istante degli 11 anni di matrimonio, aveva dolo 14 anni quando si è perdutamente innamorata come solo a quell’età si può fare. Non si hanno sempre i giusti codici per capire cosa si muove attorno a noi, oggi per esempio bere è quasi un atto eroico tra i giovani, serve a dimostrare di essere uno giusto, senza che si abbia la percezione di quanti danni una droga come l’alcol può fare. Francesca mi scrive, sai lui beveva ma io non pensavo sarebbe stato un problema.

Francesca ha portato sempre avanti il desiderio di fare famiglia, ha sempre cercato di costruire giorno per giorno un grande sogno, che molte di noi custodiscono, un marito, dei figli, una casa, fare le piccole faccende quotidiane amando e sentendosi amati. Poi tutto si è frantumato.

“mi sono trovata a raccogliere la sua pipì per terra, a volte non sapeva nemmeno di essere in bagno”

“le dipendenze aumentavano, le macchinette, i gratta e vinci non c’era fine al mio calvario”

Gli insulti le umiliazioni avevano cancellato Francesca, di lei rimaneva solo una silenziosa resistenza, si fa fatica a comprendere perché si rimane, ma quando non sei più nessuno non sai nemmeno di poter andare. Rimani ferma in angolo del pavimento mentre la tua vita ti si svolge attorno. Sei incatenata alla paura, provi a guardarti i piedi ma non trovi nulla, perché ti ha già tagliato le radici.

Come può una persona che pensavi ti amasse abusare del tuo corpo? c’è consensualità se c’è violenza che sia psicologica o fisica? ve lo chiedo. Per chi non ha avuto nessuna scelta la risposta è si è un abuso. Perché quando sei a fianco con un maltrattante, che tu in quel momento ne sia o meno consapevole, stai vivendo un abuso. Il fatto che avvenga dentro le mura domestiche non cancella la violenza. Le sue parole io ve le riporto così come sono perché non posso interpretarle per lei:

“Durante la giornata pretendeva quando lui aveva voglia anche 3-4 volte al giorno che io lasciassi tutto quello che stessi facendo lo soddisfavo anche se stavo pulendo casa dovevo lasciare tutto per andare in stanza con lui e quando finiva mi insultava dicendo che Casa era sporca!”

C’è stato un giorno in cui Francesca a detto basta, ancora oggi quando ci pensa le manca il fiato, quel giorno è morta, ha visto con chiarezza cosa chi sta per morire vede, nulla di mistico, ma un viso che le stava per togliere la vita. Sapete chi è Francesca oggi? Una sopravvissuta una a cui potete chiedere cosa significhi morire e sopravvivere. La morte le ha guardato il viso mentre tentava di strangolarla.

Le figlie di Francesca sono la sua nuova radice, ora sta per ottenere il divorzio, ha l’affidamento esclusivo, però una cosa la rende più orgogliosa di tutte, le sue figlie sono educate, si impegna molto perché siano istruite, perché non percorrano la sua strada. A loro augura di essere autonome e forti. Donne libere un giorno.

Note stonate

Uomo sul mio cammino
Che trascini un corpo
di ostinate parole
 
Ti trascini dietro
Fogli incompleti
Capitoli di risonanti tragedie
Affoghi tra parole e gesti
 
I fogli della mia canzone
Sbiadiscono le note.

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