La storia di Ania

Ania mi ha chiesto di raccontare la sua storia, perché mi dice in una email “io non ne sono capace vorrei che gli altri la trovassero anche un po bella”. Ha circa 65 anni anni Ania, una famiglia 3 figli ormai grandi, un marito e un lavoro, come un quadro ben incorniciato dentro di esso si sente realizzata.

Ha voglia Ania di raccontare di quando era piccola, erano gli anni a cavallo tra i 60 e 70, per la nostra generazione di giovani non più tali, vicino alla soglia dei 40, gli anni delle foto sbiadite in cui cerchiamo le tracce dei nostri genitori e dei nonni. Gli anni in cui molte cose erano diverse, ma noi non sempre ci chiediamo in che modo. Le famiglie ad esempio erano da quello che mi racconta Ania delle “tombe” in cui si seppellivano le sofferenze, perché le cose si nascondevano e guai che qualcuno le venisse anche a sapere. Il modo migliore per mettere tutto sotto l’uscio era quello di negare.

Però quel ricordo, di un nonno a cui si doveva portare rispetto, rimane nitido, quasi custodito in una scatola assieme alle foto sbiadite. Il nonno era un pericolo per Ania, spesso cercava di insinuarsi nella sua innocenza, fortunatamente senza mai riuscirci fino in fondo. Come se ci fosse un fondo per essere violate, un limite deciso dagli altri, messo in piedi per minimizzare, integrare, re-integrare quasi nel comune sentire qualcosa che altrimenti andrebbe solo condannato. I bambini parlano, sempre, a volte con un linguaggio che non comprendiamo ma parlano, così ha fatto Ania, ma la famiglia di “tomba” ha deciso che erano fantasie, solo fantasie.

“Con il tempo non ci ho più pensato” mi dice, però spesso si è chiesta se tra le sue sorelle o cugine ci fosse qualcuno che aveva subito il suo destino, ancora oggi la sua risposta è si. Il “nonno” non si è fermato anche quando è cresciuta, così spesso si rifiutava di andare su quella casa ma veniva costretta da obbligo e dovere. Quando Ania è diventata madre chi sa perché una delle sue figlie la preoccupava più delle altre, non la perdeva mai di vista ma un giorno mentre si affaccendava a lavare i piatti Penny è sparita, per un secondo, in quel momento la paura.

Anche quella volta il nonno non è arrivato fino in fondo per fortuna. Ancora una volta ci si è sentiti salvi senza esserlo veramente. Ogni tanto mi confida Ania io mi chiedo se esista un “meno peggio” e non riesco a darmi una risposta.

A te Ania una delle mie poesie che ora sento più tua che mia…

Mastro burattinaio

Maddalena dorme

Maddalena si perde

Dietro il mastro burattinaio

Aspetta la rappresentazione

Di un candido vestito.

Maddalena dorme nella nebbia

Dorme nella compostezza

Nel coraggio.

Aspetta

Vestita di stracci

Campanelli

Suona la sua bocca di legno

Vomita

La terra compatta e di polvere

Che Maddalena ingoiò.

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